L’INCONTINENZA URINARIA: CLASSIFICAZIONE CLINICA, VALUTAZIONE E FIGURE SANITARIE COINVOLTE
- vanessaferratifisi
- 14 gen
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Cause, tipi, fattori di rischio e differenze tra DONNE E UOMINI. Una guida chiara e aggiornata per riconoscere i sintomi e capire come intervenire.
L’incontinenza urinaria è definita dall’International Continence Society (ICS) come “qualsiasi perdita involontaria di urina”, indipendentemente da quantità e frequenza degli episodi. Questa definizione ampia consente di includere sia le perdite occasionali con uno starnuto sia le perdite più importanti che interferiscono con sport, lavoro e vita sociale. In entrambi i sessi, la classificazione si basa soprattutto sulla modalità con cui avviene la perdita, distinguendo tre grandi categorie: incontinenza da sforzo, da urgenza e mista.[1][2][3][4][5]
DEFINIZIONE DI BASE E CRITERI ICS
L’ICS considera l’incontinenza urinaria un sintomo riferito dal paziente (“complaint”), sottolineando come la diagnosi parta sempre dall’esperienza soggettiva di perdita involontaria di urina. Questa impostazione pone al centro il disagio igienico, sociale e psicologico, più che la sola misurazione “quantitativa” della perdita. Una corretta definizione e classificazione sintomatologica guida la scelta degli approfondimenti diagnostici e delle opzioni terapeutiche, dalle misure conservative fino agli interventi chirurgici selezionati.[2][6][7][8][9][1]
I dati ci aiutano a capire meglio:
Donne: prevalenza 10–55% (fino al 51% negli studi standardizzati). È tre volte più frequente rispetto agli uomini. Il tipo più comune nelle giovani e nelle donne di mezza età è l’incontinenza da sforzo.
Uomini: 3–11% (13–14% negli studi standardizzati). Aumenta soprattutto dopo i 65 anni, spesso legata alla prostata. Il tipo più frequente è l’urgenza.
In entrambi i sessi, la prevalenza cresce con l’età, ma nelle donne, generalmente, può comparire già dopo una gravidanza.
I TRE TIPI PRINCIPALI DI INCONTINENZA: uguali per tutti, ma con sfumature diverse
Nei contesti clinici e nelle linee guida internazionali, le forme più rilevanti e frequenti di incontinenza urinaria sono tre: sforzo, urgenza e mista.
Incontinenza da sforzo (SUI)
Perdita involontaria di urina durante sforzo, tosse, starnuto o attività fisica; la perdita è legata a un aumento della pressione addominale in presenza di supporto uretrale o meccanismo sfinterico inefficiente [10][3].
Donne: molto comune (40–50%), soprattutto dopo parto e menopausa.
Uomini: rara (<10%), ma possibile dopo prostatectomia.
Incontinenza da urgenza (UUI)
Perdita involontaria di urina associata o immediatamente preceduta da urgenza minzionale, cioè un bisogno improvviso, intenso e difficile da differire di urinare [15][16].
Donne: 5–20%, spesso legata a vescica iperattiva.
Uomini: molto frequente (40–80%), spesso associata a ingrossamento prostatico.
Incontinenza mista (MUI)
Coesistenza, nella stessa persona, di sintomi da sforzo e da urgenza, con episodi di perdita sia in occasione di aumenti di pressione addominale sia in relazione a urgenza improvvisa. È più comune con l’età e ha un impatto significativo sulla qualità di vita. [5][1][19]
Tabella 1. Principali tipi di incontinenza urinaria nella donna e nell’uomo
Tipo | Nella donna | Nell’ uomo |
Incontinenza da sforzo o stress (SUI) | ||
Incontinenza da urgenza (UUI) | ||
Incontinenza mista (MUI) |
La distinzione tra SUI, UUI e MUI si basa su anamnesi mirata e questionari validati, che aiutano a identificare il pattern prevalente a partire dal racconto del paziente. Sebbene la classificazione sintomatologica sia condivisa tra donne e uomini, la loro distribuzione varia: nelle donne in età riproduttiva e peri‑menopausa prevale la SUI (più comune), mentre negli uomini aumenta l’UUI, con MUI come seconda forma per frequenza.[12][6][1][5]
Altre forme di incontinenza descritte
Accanto ai tre tipi principali, la letteratura descrive altri quadri sintomatologici meno frequenti, ma clinicamente importanti, osservati soprattutto nella popolazione femminile.[8][5]
Incontinenza posturale
Perdita di urina in occasione di cambi di posizione, ad esempio nel passaggio da sdraiata a seduta o in piedi, verosimilmente correlata a brusche variazioni della pressione intraddominale e alla posizione vescico‑uretrale. Questa forma spesso coesiste con SUI o MUI e va riconosciuta con domande mirate sul momento esatto della perdita.[5]
Enuresi notturna dell’adulto
Perdita di urina durante il sonno, distinta dalla nicturia (risvegli notturni per urinare, senza perdita a letto). Nell’adulto richiede valutazione specialistica per escludere cause urologiche, metaboliche o neurologiche, e può associarsi a disturbi del sonno e ad altre comorbilità.[8]
Incontinenza continua
Perdita pressoché costante di urina, spesso indicativa di un difetto anatomico come fistole vescico‑vaginali o uretrali, o gravi lesioni sfinteriche. In questi casi l’inquadramento è di stretta competenza urologica/uro‑ginecologica e la soluzione è prevalentemente chirurgica.[3][8]
Incontinenza coitale
Perdita di urina durante i rapporti sessuali, in fase di penetrazione o all’orgasmo, con impatto significativo su autostima, desiderio sessuale e vita di coppia. Può associarsi a SUI, MUI o disfunzioni del pavimento pelvico e richiede una valutazione integrata uro‑ginecologica e riabilitativa.[23][5]
Incontinenza “funzionale”
Perdita di urina in pazienti con apparato urinario strutturalmente integro, che però non riescono a raggiungere o utilizzare il bagno per limitazioni motorie (es. frattura di femore, patologie neurologiche) o cognitive (demenza, delirium). In questi casi il focus è su ambiente, assistenza, ausili e gestione globale della persona più che sul distretto urinario.[6][8]
Tutti questi sottotipi rientrano comunque nella definizione ICS di incontinenza urinaria come perdita involontaria di urina, ma richiedono un ragionamento clinico allargato ai fattori biomeccanici, neurologici, psicologici e contestuali.[2][6]
Valutazione clinica di base
La valutazione dell’incontinenza urinaria segue un approccio “stepwise”, comune a donne e uomini ma adattato a età, sesso, comorbilità e obiettivi del paziente. Le linee guida ICS/EAU raccomandano un primo livello di indagine centrato su anamnesi, esame obiettivo mirato e semplici strumenti clinici, riservando i test avanzati ai casi complessi o candidati a trattamenti invasivi.[9][24][25]
Gli elementi chiave della valutazione iniziale includono:
Anamnesi mirata
Raccolta dettagliata di informazioni su: modalità delle perdite (con sforzo, urgenza, cambi posturali, durante il sonno o i rapporti), frequenza minzionale, assunzione di liquidi e farmaci, gravidanze e parti, menopausa, interventi uro‑ginecologici, patologie neurologiche o metaboliche. Questionari validati e schede sintomatologiche aiutano a caratterizzare il sottotipo (SUI, UUI, MUI) e l’impatto sulla qualità di vita.[24][6]
Diario minzionale / voiding diary
Registro compilato dal paziente per 3–7 giorni, con orari di minzione, volumi urinati, episodi di perdita, contesto (sforzo, urgenza, attività) e assunzione di liquidi. Il diario è un supporto essenziale per correlare i sintomi agli stimoli scatenanti e per valutare l’efficacia degli interventi nel tempo.[26][27]
Esame obiettivo mirato
Include valutazione posturale, addominale, ispezione dei genitali esterni, esame vaginale nella donna (prolasso, trofismo, tono del pavimento pelvico) e rettale in entrambi i sessi per tono sfinterico, masse o segni neurologici, eseguiti in base alle necessità diagnostiche. Il test da sforzo (cough stress test) in posizione ginecologica o ortostatica permette di osservare direttamente eventuali perdite con tosse o manovre di Valsalva.[28][29][6]
Esami di laboratorio di base
Urinalisi (o più comunemente detto “esame delle urine”) e urinocoltura per escludere infezioni delle vie urinarie, oltre a eventuali esami ematochimici in presenza di comorbilità (diabete, insufficienza renale, patologie endocrine).[6][24]
Questa prima valutazione, condotta da medico di medicina generale, urologo o ginecologo, permette nella maggior parte dei casi di inquadrare il sottotipo di incontinenza e di impostare un primo percorso terapeutico conservativo.[30][24]
Tabella 2. Strumenti clinici di base nella valutazione dell’incontinenza urinaria
Strumento | Obiettivo principale | Note pratiche | Riferimenti |
Anamnesi mirata | Identificare pattern di perdita (sforzo, urgenza, notturna, coitale, funzionale) e fattori di rischio | Spesso sufficiente a orientare la diagnosi di SUI, UUI o MUI nelle donne e negli uomini adulti [19]. | |
Diario minzionale | Quantificare frequenza minzionale, volumi, episodi di perdita e contesto | ||
Esame obiettivo mirato | Valutare prolasso, trofismo, tono pelvico, segni neurologici, perdite da sforzo | ||
Esami di laboratorio | Escludere infezioni o altre cause sistemiche | Urinalisi, urinocoltura, esami ematochimici selettivi [24]. |
Indagini strumentali e test avanzati
Quando i sintomi sono complessi, la diagnosi rimane incerta o si valuta un trattamento invasivo (soprattutto chirurgico), entrano in gioco indagini strumentali di secondo livello. Le linee guida ICS/EAU sottolineano che tali esami devono essere mirati e non eseguiti in modo routinario in tutti i pazienti con incontinenza.[31][9][24][28]
Pad test (test del pannolino)
Consiste nella pesata di assorbenti prima e dopo un periodo standardizzato (da 20–60 minuti fino a 24–48 ore), per quantificare il volume di urina perso. È utile quando si desidera una misura oggettiva della gravità dell’incontinenza o per confrontare l’efficacia di un trattamento nel tempo.[19][24][28][31]
Uroflussometria e residuo post‑minzionale (PVR)
Misurano rispettivamente il flusso urinario e l’eventuale residuo in vescica dopo la minzione, aiutando a identificare ostruzione, ipocontrattilità o svuotamento incompleto, più rilevanti nel sesso maschile e nei pazienti anziani. Sono esami non invasivi e spesso inclusi nel work‑up di base dell’uomo con LUTS e incontinenza.[25][31]
Ecografia vescico‑renale e pelvica/transperineale
Valuta anatomia vescicale e renale, residuo post‑minzionale, eventuale dilatazione delle vie urinarie e, nella donna, supporto uretrale e prolasso degli organi pelvici. L’ecografia è un esame non invasivo, di facile accesso e altamente informativo se integrato con la clinica.[24][28]
Urodinamica multicanale
Comprende cistometria (esame urodinamico che misura pressione, capacità e funzionalità della vescica durante il riempimento) e studio pressione‑flusso; misura pressioni vescicali e uretrali, capacità, sensibilità e presenza di iperattività detrusoriale, consentendo una diagnosi fisiopatologica precisa. È indicata soprattutto prima di chirurgia per incontinenza da sforzo, in caso di fallimento di trattamenti conservativi, sintomi complessi o sospetto di cause neurogene.[32][9][28][31]
Tabella 3. Principali indagini strumentali avanzate
Esame | Cosa valuta | Quando è indicato | Riferimenti |
Pad test (20–60 min, 24–48 h) | Quantità di urina persa in condizioni standardizzate | ||
Uroflussometria + PVR | Flusso urinario e residuo in vescica | EAU Male LUTS Guidelines [25]. | |
Ecografia vescico‑renale/pelvica | Anatomia vescicale, residuo, vie urinarie superiori, supporto pelvico | ||
Urodinamica multicanale | Funzione di vescica, uretra e sfintere (pressioni, capacità, iperattività) |
Professionisti della salute coinvolti
L’incontinenza urinaria è una condizione che prevede tipicamente u approccio multidisciplinare e beneficia di un percorso integrato tra diverse figure sanitarie, ognuna con un ruolo specifico. Coinvolgere i professionisti giusti nei tempi opportuni migliora accuratezza diagnostica, sicurezza e efficacia degli interventi.[33][34][23][30]
Medico di medicina generale (MMG)
È spesso il primo interlocutore: raccoglie il racconto del paziente, esegue un primo inquadramento, richiede esami di base ed esclude condizioni urgenti (infezioni, ematuria macroscopica, dolore severo). Può avviare consigli comportamentali e indirizzare a specialisti e fisioterapista del pavimento pelvico quando necessario.[30]
UrologoSpecialista del sistema urinario in entrambi i sessi, gestisce diagnosi e trattamento di incontinenza, LUTS, ostruzione, patologie prostatiche e complicanze chirurgiche. È la figura di riferimento per l’uomo, per la donna con sintomi complessi o quando si ipotizzano interventi farmacologici e chirurgici specifici.[34]
Ginecologo / Uroginecologo
Il ginecologo si occupa di salute riproduttiva e dei disturbi del pavimento pelvico femminile; l’uroginecologo ha formazione avanzata sulle disfunzioni pelviche e l’incontinenza in particolare. In ambito femminile è spesso il primo specialista a valutare prolasso, SUI, MUI e disturbi coitali, lavorando in team con urologo e fisioterapista.[23]
Fisioterapista specializzato nel pavimento pelvico
Figura chiave nella gestione conservativa: valuta la funzione del pavimento pelvico (forza, resistenza, coordinazione, capacità di rilasciamento) e imposta programmi personalizzati di esercizi, biofeedback, rieducazione comportamentale e posturale. La collaborazione con urologo/ginecologo permette di integrare la riabilitazione con eventuali terapie farmacologiche o dispositivi.[19][23]
Altre figure (geriatria, neurologia, psicologia, infermieristica)
Nell’incontinenza “funzionale”, nelle forme legate a demenza o malattie neurodegenerative e nei pazienti anziani fragili, possono essere coinvolti geriatra, neurologo, psicologo e infermiere di continuità assistenziale. L’obiettivo è costruire un piano globale che integri gestione del bagno, ausili, adattamento ambientale e supporto ai caregiver.[26][34]
In sintesi, una corretta classificazione (stress, urgenza, mista e sottotipi posturale, notturna, continua, coitale, funzionale), un percorso di valutazione clinico‑strumentale progressivo e il coinvolgimento coordinato dei professionisti appropriati consentono di trasformare un sintomo spesso vissuto in silenzio in un problema affrontabile con strategie mirate e basate sulle evidenze.[5][24]
Bibliografia essenziale
1. Aoki Y, Brown HW, Brubaker L, Cornu JN, Daly JO, Cartwright R. Urinary incontinence in women. Nat Rev Dis Primers. 2017;3:17042.[5]
2. Gacci M, Sakalis V, Karavitakis M, et al. European Association of Urology Guidelines on Male Urinary Incontinence. Eur Urol. 2022.[1][25]
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4. Wu S, Wu F. Association of urinary incontinence with depression among men: a cross‑sectional study. BMC Public Health. 2023.[7]
5. Du Y, Wang P, Chen Y, et al. Fetal birthweight and maternal urinary incontinence in Chinese primiparas: a population‑based study. BMC Public Health. 2025.
6. Pilarska B, Strojek K, Radzimińska A, Weber‑Rajek M, Jarzemski P. Assessing Quality of Life Among Women with Urinary Incontinence. J Clin Med. 2025.
7. Lee UJ, Feinstein L, Ward JB, et al. Prevalence of urinary incontinence among a nationally representative sample of women, 2005–2016. J Urol. 2021.
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9. Minassian VA, Hagan KA, Erekson E, et al. The natural history of urinary incontinence subtypes in the Nurses’ Health Studies. Am J Obstet Gynecol. 2020.
10. Șerbănescu L, Mirea S, Ionescu P, et al. Involuntary Urine Loss in Menopause—A Narrative Review. J Clin Med. 2025.
11. Whiting D, Shane A, Pope R, Payne S, Venn S. Female urinary incontinence in sub‑Saharan Africa. BJU Int. 2022.
12. International Continence Society. ICS Glossary & ICI Initial Assessment Recommendations.[28][2][6]
13. EAU Guidelines on Non‑neurogenic Female LUTS, Chapter on Diagnosis. 2026.[24]
14. EAU Guidelines on Management of Non‑neurogenic Male LUTS, Diagnostic Evaluation. 2026.[25]
15. Clement KD, et al. Urodynamic studies for management of urinary incontinence. Cochrane review. 2013.[31][32]
16. Physio‑pedia. Urinary Incontinence – Diagnostic Procedures and Pad Test. 2024.[19]
17. FDA Guidance. Clinical Investigations of Devices for the Treatment of Urinary Incontinence – use of voiding diaries. 2018.[27]
18. National Association for Continence. “Am I Seeing the Right Doctor?”. 2024.[34]
19. UPMC Italy. What Does a Urogynecologist Do? 2024.[23]
20. Mater Private Network. Urinary Incontinence: Expert Corner. 2025.[30]
21. Milsom I. Epidemiology of Stress, Urgency, and Mixed Incontinence. 2006.[11]
22. Nitti VW, et al. The Prevalence of Urinary Incontinence. 2001.[13]
Game X, et al. Mixed urinary incontinence: Are there effective treatments? 2022.[12]


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