UNA CONDIVISIONE…DI VALORI
- vanessaferratifisi
- 8 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Undici anni fa scrissi un articolo sui valori in ambito lavorativo.
Parlavo di coraggio, di cambiamento, di cosa significhi davvero condividere principi valoriali all'interno di un'azienda.
Lo pubblicai sul sito della mia azienda di formazione sanitaria e poi, come succede, la vita è andata avanti.
Qualche settimana fa l'ho ritrovato per caso, navigando nel passato digitale in cerca di ordine, quel tipo di ordine che pensi possa aiutarti a comprendere meglio dove stai andando. Rileggendolo, mi sono resa conto di quanto il tema dei valori sia ciclico: torna, si ripresenta, bussa alla porta proprio quando pensi di averlo sistemato, ma soprattutto mi sono accorta di una cosa che mi ha sorpresa: la domanda al centro di quell'articolo, undici anni dopo, mi stava ancora aspettando.
Una domanda che allora avevo preso in prestito da un libro, "Il Piccolo Principe si mette la cravatta". Una domanda che Pablo Principe poneva con disarmante leggerezza, eppure capace di scuotere ogni certezza:
…E con sorprendente tranquillità, Pablo Principe chiese:
“ Cosa faresti se non avessi paura?”…
(Tratto da “Il Piccolo Principe si mette la cravatta” di Borja Vilaseca, pag.30)
Vi riporto in parte lo scritto di qualche anno fa...
"Vi voglio raccontare un aneddoto accaduto in ASSFER...
Abbiamo avuto l’occasione di rilasciare, qualche tempo fa, un’intervista ad una studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Formazione Continua dell’Università di Padova relativamente ai valori in azienda e alla loro condivisione tra le persone presenti al suo interno.
“Che strano!” mi sono detta “Ancora una volta quest’anno mi capita di parlare e sentire parlare di VALORI…” ma, come direbbe Pablo Principe “…se posso parlare con franchezza, ti dirò che non credo nelle casualità, ma nelle causalità…” (Ibidem, pag. 26).
In quell’occasione infatti mi sono potuta rendere conto delle difficoltà che io stessa incontravo nel riconoscere ed esplicitare i valori presenti all’interno della mia realtà lavorativa. Non so perché ma in qualche modo, con il tempo, senso di appartenenza e di responsabilità nei confronti del proprio gruppo di lavoro, chiarezza e coerenza nella comunicazione, nonché rispetto e tolleranza reciproca sono diventati una sorta di diritto acquisito…
Quando però si presenta l’occasione di parlare ed affrontare tematiche diverse dalla routine, di leggere un libro che ti pone un determinato tipo di domande, come sopra, bisogna avere il coraggio di fermarsi, malgrado tutto, guardarsi dentro e tentare di capire e, dove possibile, di rispondere… senza paura…
Senza paura oggi rispondo, anche se solo in parte, ringraziando le persone che lavorano a stretto contatto con me e voglio rinnovare nei loro confronti tutta la mia stima ed il mio affetto…
Sono realmente convinta che la formazione rivesta a tutt’oggi un ruolo importante per creare quei presupposti necessari al cambiamento dell’individuo e della collettività, del singolo e delle organizzazioni ma che, in ogni cambiamento che non sia esclusivamente apparente sia necessario avere coraggio, a volte anche di riconoscere la necessità di lavorare insieme per la realizzazione di grandi progetti (di qualsiasi natura essi siano) e che il ruolo di società e dei formatori al suo interno sia sempre più quello di facilitatore del cambiamento, di fornire strumenti e servizi in grado realmente di apportare le modifiche che si ritengano più opportune."
Oggi come oggi sono sempre più convinta che i valori siano alla base dei grandi cambiamenti e che guidino il nostro agire. Come fisioterapista e formatrice, considerata l'esperienza maturata negli anni in entrambi i ruoli, non posso che considerare il cambiamento, quando sentito come necessario, una grande opportunità.
Prendiamo un cambiamento posturale: quando un paziente soffre di problematiche muscolo-scheletriche, la soluzione è spesso ovvia.
Eppure quanti rinunciano prima ancora di cominciare? O pensiamo a chi rimane in un lavoro che non lo realizza: cambiare sembrerebbe la scelta naturale. Ma cosa ci ferma davvero?
Non è la mezz'ora di ginnastica quotidiana. Non è nemmeno la difficoltà di trovare un nuovo impiego. La vera paura è più profonda: è il terrore di fallire dopo averci provato, di scoprire che non siamo all'altezza, di perdere quella piccola sicurezza che abbiamo costruito. È la paura di deludere noi stessi. E' la paura del giudizio degli altri.
Ed è qui che i valori entrano in gioco: questa paura è più forte di ciò in cui crediamo davvero?
Dopo undici anni da quell'articolo, non ho trovato "la risposta" alla domanda di Pablo Principe. Ma ho smesso di aspettarla. Ho scelto di agire comunque, di fare quel primo passo anche con le gambe che tremavano. E quando ho visto che la terra non è franata sotto i miei piedi, ho trovato il coraggio per il passo successivo.
Alcuni di questi passi li racconterò nei prossimi articoli. Ma uno lo sto facendo proprio ora: questo sito, questo blog in cui ti sto scrivendo. Espormi pubblicamente, condividere le mie riflessioni, essere vulnerabile davanti a sconosciuti - per me questi sono stati veri e propri salti in lungo. Eppure eccomi qui.
Quindi la domanda ora è tua: "Cosa faresti se non avessi paura?"
Vanessa Ferrati


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